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PRESENTAZIONE LIBRO: Al di là del cancro Stampa E-mail

IL GRUPPO RECITAL 2010
della Biblioteca “Casa della Pace”
Centro di formazione giovanile “Madonna di Loreto”

presenta il libro

Al di la’ del cancro
di
Augusto Benemeglio

Giovedì 29 settembre 2011 – ore 18

nei locali della Biblioteca del Centro
(Via di Macchia Saponara, 106 – 00125 Roma)

INTERVERRA’ L’AUTORE

Presenti:

don Fabrizio Centofanti, responsabile del Centro giovanile
dott.ssa Rossella Maranò psicologa dell'ANT e la dott.ssa Daniela Messina, promoter della sede di Ostia della ANT-Fondazione Nazionale Tumori
cui sono destinati i proventi del libro

Un libro di testimonianza sulla malattia ma anche di riflessione e di speranza

 

 

“Questo è il mio libro più importante, perché so che può servire a qualcuno.”


Fin dall’ Avvertenza iniziale, il libro di Augusto mi ha conquistato, perché il Diario bianco – come lo definisce lui stesso – è “un tentativo di dare senso alle cose talora ‘incomprensibili’ che ci capitano nella vita e che non riusciamo a spiegarci … pur dopo aver letto decine e decine di libri. Ma è anche un tentativo di conoscere meglio se stessi e gli altri, dare senso e valore (o meglio recuperare) alle cose di tutti i giorni, lo spirito di fraternità, la volontà di opposizione all’ingiustizia e all’indifferenza anche nei momenti del più indifeso abbandono, la fede nella libertà e nell’amore.”
Augusto non ha remore a dichiarare il proprio terrore, ma anche la propria ostinazione a combattere… perché, da poeta, è la nostra coscienza sveglia e – come scrive a pag. 45 rivolgendosi all’amico Ludovico ricoverato anche lui – “io scrivo per combattere, per ferire o per perire. ..scrivo anche per tutte le ombre che ho visto, anzi abbiamo visto nascere e morire qua dentro, in questo Ospedale modello, che ospita i malati di cancro…”

 

 

La diagnosi di melena arriva improvvisa, il giorno di Santa Barbara, patrona dei marinai come è il Capitano di Vascello della Capitaneria di Porto, Augusto Benemeglio.

Scrive alle pagine 11,13: “Un attimo fa ero affacciato alla finestra e guardavo nel parco di Malafade, che si stende sotto i nostri occhi come una vallata di frescura, due Husky, cani poderosi, simili ai lupi, con il ghiaccio negli occhi, che nel loro ambiente naturale rappresentano la vera protezione per un uomo … Ma ora quei due Husky nel parco di Malafede mi sembrano due povere bestie che soffrono il caldo, sono fuori ambiente, fuori asse, fuori mondo, fuori registro, fuori tutto, un po’ come mi sento io in questo momento… sempre alla ricerca di un paese innocente, che non esiste, come aveva sperimentato il vecchio Ungaretti girando per il mondo. Pensavo questo, mentre in realtà continuavo a scrutare – quasi assente, o un altro me stesso – lì dentro, nel water, quella materia scura, quei fili rossi della voragine emorragica, forse la punta di un iceberg, i sottili contorni della paura…E volevo fuggire, e fuggivo con la mente, in altri spazi, in altri tempi, sganciando la realtà da tutto ciò che era oggettivo…Ma per poco. Poi, inevitabilmente, vi tornavo, alla realtà, e con terrore.
A pag.16 prosegue: “Mi alzo, confuso, opaco, disperso, e come un automa mi vedo uscire di casa…Ma non sono io a dirigere i miei passi, i miei piedi non sono più miei. Sono come un automa. Fa tutto mia moglie, che ha preso in mano la situazione e mi guida. Mia moglie è tutto per me. Madre, sorella , figlia, guida. Dice le mie parole, anticipa i miei pensieri e le mie mosse. Mi prepara il terreno perché io sono come cieco, senza di lei. E lei, novella Antigone, mi porta per mano.”

Enza/Antigone: nel suo sapere enciclopedico, anche per la moglie, Augusto non manca di trovare un parallelo dal gusto classico, perché, scrive tra pagg. 19 e 21 “Sì, lo so, la scienza, l’arte, la cultura non salvano né redimono. Ma possono aiutare a vivere, a sopportare l’orrore del vivere, in certi momenti….Non più soli in un disumano universo, se hai un libro con te…un libro dove c’è scritto il nome di Dio. E poi c’è la fantasia!”

Alle pagg.55 -56 prosegue: “L’unica parola che conta è l’amore. L’amore non finisce con il mondo. Non c’è bisogno della fisica o della filosofia per sapere con tranquilla certezza che Dio esiste e Dio è l’amore, e se Dio è l’amore, l’amore non può finire col mondo. Non è con la ragione che possiamo toccarlo. La ragione non basta, occorre l’amore. E io-con l’amore-l’ho toccato…Per un attimo ho toccato Dio. Ci troveremo ancora senza forma né luogo/perché l’amore non ha forma né luogo/e avremo tempo, tanto tempo/da confonderci con l’eternità. Ora-chiudi gli occhi per un attimo/e quando li riaprirai sarai in me/di nuovo in me”.

A pagg.50-51 aggiunge, parlando di Teresa, un’amica ammalata: “Ma una donna che ti aiuti, ci vuole. E’ necessaria. E’ indispensabile. Ma come fanno le donne ad essere così fragili/ e pure così forti./Di quanti strati è composta la loro personalità/quale segreto nascondono nel fondo dell’anima?/Ma loro non lo sanno di essere così miracolosamente vitali/ altrimenti non si porterebbero dentro quel sottile/disagio esistenziale quell’impalpabile senso di inadeguatezza/ che le rende così misteriose e vulnerabili/ così sensibili e complicate, così imprevedibili./ Emanava una sorta di calma che sembrava renderla/ inattaccabile/ perfino al male che la stava consumando/ quando la morte era vicina era lei a rincuorare me…”.

Concludendo, grazie Augusto per questo diario bianco (dedicato proprio ad una donna, tua moglie “creatura di fede e di amore” ), nel quale ci hai comunicato le tue emozioni profonde e il tuo dolore con un linguaggio lucido ed efficace. Con una sensibilità femminile, direi, da poeta, che fissa il suo sguardo sulla sua vicenda, la filtra con un passato fortemente presente (quanto spesso riecheggiano le onde del tuo mare di Gallipoli) e le amalgama con versi e citazioni anche di altri autori in un sincretismo di grande bellezza. Ho raccolto il tuo invito di pag.23 e ne farò tesoro: “Ognuno di noi può scoprire la luce dentro di sé per entrare nella comunione totale con l’universo. E allora tutte le cellule saranno luminose e perfette. Ma bisogna fare in fretta, amici, prima di aver bevuto quella sostanza amara di vita che – spesso costa un’intera esistenza”.

Margherita De Donato


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