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Verso il 30 dicembre: Secondo Anniversario Stampa E-mail

 

Con una celebrazione alle ore 19, il 30 dicembre 2010 commemoriamo il 2° anniversario della dipartita di Domma.

Il suo ricordo è vivo nei nostri cuori e la sua presenza si fa sentire forte in questi giorni di festa, perché tutto continui nella strada da lui tracciata.

Al termine della celebrazione, siamo onorati di ospitare per la seconda volta il coro diocesano di Mons.Frisina, diretto dalla sostituta Mariangela Topa.

Gli ospiti hanno modo di prendere una copia del calendario 2011, che il Centro ha prodotto per supportare le iniziative a favore dei giovani e la manutenzione delle proprie strutture. Le immagini del calendario riproducono momenti della vita di Don Mario al Centro, mentre i testi sono tratti dalle tre preghiere e dalle catechesi su Fede, Speranza e Carita' scritte da don Mario e di prossima pubblicazione a cura della Marcianum Press.

Conosceremo anche i risultati della riffa di beneficenza.

 

 

Ciao Domma, ti ricordiamo così, sorridente ed emozionato come nella foto di copertina del nostro Mondo Nuovo.

(Cliccateci sopra ed il giornale si sfoglierà da solo!)

 


 

 


Il 1* maggio 2011 Papa Benedetto XVI proclamerà beato il suo predecessore Giovanni Paolo II.
Chiediamo la sua intercessione per portare a termine le cose per cui Domma ha speso la sua vita: il riconoscimento del Centro e il dormitorio.

 

Compleanni e anniversari speciali

 

Il 5 maggio 2010 il nostro caro Domma (don Mario Torregrossa) avrebbe compiuto 66 anni. Lo ricorderemo - a diciassette mesi dal suo ritorno al Padre -  con una celebrazione alle ore 19 presso la parrocchia di San Carlo da Sezze.


Il 18 maggio sarebbe stato, invece, il compleanno di un altro "santo subito": Giovanni Paolo II, tornato nella casa del Padre il 2 aprile 2005.

 

DON MARIO, SANTO SUBITO.

I santi sono smaglianti testimoni della bellezza di Dio, sono fessure attraverso cui passa la luce divina e che realizzano con il loro esempio un vero e proprio “apostolato di amicizia”.

Il loro è un abbraccio che ci consola, che ci recupera alla limpidezza, alla speranza e alla gioia; contemplandoli siamo presi da stupore e rinnovato slancio e diciamo: «Signore dammi di quest’acqua perché non abbia più sete» (Gv 4,15).

Essi sono coloro che «sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello» (Ap 7, 4. 9. 14) e che, pure nella sofferenza, attraverso l’abbandono fiducioso nell’Assoluto, hanno realizzato la vera vocazione umana che è quella di farsi «lode della gloria di Dio». La conoscenza di esperienze di tale fede e donazione sono per noi l’occasione per “incontrare” il Dio “nascosto”; grazie a loro, infatti, Egli si rivela, si fa visibile, si rende presente in mezzo a noi. È come se il Verbo si facesse di nuovo carne e tornasse ad abitare tra gli uomini.

La santità, però, può essere fraintesa ed evocare fatti straordinari, diventare qualcosa di lontano e inarrivabile, mentre in realtà ognuno di noi è chiamato a fare di sé ciò che è scritto nel Levitico: «Santificatevi dunque e siate santi, perché Io sono santo». Nella volontà del Signore, infatti, la santità è apertura permanente oltre i confini della meschinità materiale, ed è per questo che ognuno di noi ha una sua chiamata, ognuno secondo la sua misura e secondo la sua dimensione, nel tessuto quotidiano delle piccole cose: anche dentro di noi c’è un mistico che sonnecchia e che attende solo un occasione per risvegliarsi.
Tutto ciò che si sviluppa, agli inizi, è piccolo. Alimentandosi gradualmente, con continui progressi, diventa grande.

Grande, restando umile. QUESTO ERA DOMMA.

Con la dedizione alla preghiera e il non lamentarsi mai, l’accettazione del dolore, Don Mario era di una generosità estrema; in lui la sofferenza per la malattia si trasfigurava, era dono ed esperienza di comunione con Cristo, perché «non vi è amore più grande, che dare la vita per i propri amici» (Gv5,13). Senza vedere incrinata la radiosa speranza, i suoi occhi sono rimasti sempre rivolti verso l’alto: guardavano in alto, verso il Padre. Coloro che sanno soffrire con questa intensità, intercedono e chiedono anche per gli altri, oltre che per se stessi. Vivono in un rapporto diverso, d’intimità, di confidenza con Dio e pur nella semplicità del cuore, diventano mediatore tra noi e Lui.

La bellezza della santità è in fondo questo ritorno alla sorgente, la serenità gioiosa attraverso cui si compie l’autentico incontro con Dio. «Non si inorgoglisce il mio cuore e non si leva con superbia il mio sguardo; non vado in cerca di cose grandi, superiori alle mie forze. Io sono tranquillo e sereno come bimbo svezzato in braccio a sua madre, come un bimbo svezzato è l’anima mia» (Salmo 131, 1-2).