Zeus - xx/xx n. - Canzone d’amore con dedica Stampa
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Sabato 15 Maggio 2010 15:27

NOTIZIE DA EFFATHA' , LA SCUOLA DI ITALIANO PER STRANIERI IN FUNZIONE AL CENTRO:

Ospite del secondo numero di STORIE MIGRANTI è Ismaél Aguero Rignack, cubano di trentasette anni. Una sera tra amici, tra una canzone e l’altra, lui e sua moglie Patricia Vizcarra, peruviana, ci hanno raccontato la loro storia d’amore, di musica e di vita.

“Quando sono sbarcato all’aeroporto di Fiumicino - racconta Ismaél - avevo con me solo il mio strumento, il tres, ed uno zainetto a tracolla.

Era lo stesso modo in cui andavo in giro a Cuba, a Isla de la Juventud, dove vivevo. Lì infatti lavoravo in ufficio come ingegnere agronomo ma la mia vera passione era la musica, così durante il fine settimana facevo il musicista. Siccome suonavo fino a tardi nei locali e gli autobus terminavano alle dieci di sera, andavo sempre in giro con lo zaino con i miei effetti personali perché sapevo che mi sarei dovuto fermare a dormire da qualche parte. Sono un musicista di son, trova e guaracha, musica tradizionale cubana. Il mio strumento è il tres, una sorta di chitarra leggermente più piccola le cui corde sono raggruppate in tre coppie. Poco a poco ho cominciato a lavorare nei villaggi turistici cubani facendo l’animatore a tempo pieno come musicista, cantante e istruttore di salsa. E’ stato proprio in un villaggio turistico che ho conosciuto Paty, che oggi è mia moglie. Il cantante del gruppo che doveva esibirsi si è sentito male quella sera ed io sono stato chiamato a sostituirlo…”.

Patricia vive in Italia dal 1991 e lavora in un’ Organizzazione Internazionale. Ricorda così la sera in cui, in vacanza a Cuba, ha conosciuto Ismaél: “Quando ho sentito la sua voce, ancora prima di entrare nella sala da ballo, mi sono chiesta chi fosse a cantare, quando sono entrata i nostri sguardi si sono incontrati subito e lui ha cominciato a dedicarmi le canzoni. Alla fine del concerto ero in imbarazzo, volevo nascondermi perché non sapevo come comportarmi, certa che lui sarebbe venuto da me; allora vado a rifugiarmi in bagno e come apro la porta esce lui che mi fa: “Vieni a ballare?”. Così è nato tutto. Era il febbraio del 2007”.

“A settembre del 2008 sono riuscito a partire per l’Italia - riprende Ismaél - con un visto turistico di tre mesi; per noi cubani non è facile lasciare il nostro paese. Sono venuto ad abitare ad Acilia a casa di Paty e nel gennaio 2009 ci siamo sposati ed abbiamo richiesto la coesione familiare che mi permettesse di restare qui in Italia, ma in questura abbiamo avuto una brutta sorpresa…”

“Quando lavori presso un’Organizzazione Internazionale - lo interrompe Paty - hai una carta d’identità rilasciata dal Ministero degli Affari Esteri che non equivale al permesso di soggiorno, per cui non puoi richiedere la coesione familiare, per me è stato incredibile: ero in Italia da 19 anni, con un lavoro in campo internazionale e mio marito non aveva il diritto di vivere con me. Il visto di Ismaél era in scadenza e lo avrebbero potuto espellere in qualsiasi momento in quanto irregolare. E’ stato un periodo angosciante, ma dopo qualche mese io ho ricevuto finalmente la cittadinanza italiana che ci ha dato la possibilità di fare la coesione familiare, per cui ora anche mio marito ha la carta di soggiorno”.

“Mi piace molto l’Italia - continua Ismaél - ma c’è un modo di vivere completamente diverso da Cuba, qui le persone sono stressate per la loro condizione economica, si preoccupano di guadagnare. Io sono figlio di un’altra mentalità, a Cuba non siamo ricchi, ma le persone sono allegre e non si deprimono per mancanza di risorse economiche. Quando sono arrivato qui non capivo perché tutti fossero preoccupati o tristi. A Cuba puoi passare ore ad aspettare l’autobus, ma non importa, anzi è un buon momento per socializzare; lì le porte di casa sono sempre aperte e non ci vogliono inviti per andare a visitare un amico, i vicini vengono a trovarti a casa anche solo per sapere come stai, mentre qui ognuno vive chiuso a casa sua. A trentacinque anni, con una cultura e una mentalità diverse da quelle italiane, ho dovuto cominciare una vita nuova: fortunatamente a Cuba uno si deve arrangiare a fare tutto, così io so fare l’elettricista, il giardiniere, il muratore, e con le lezioni private di chitarra e di salsa il lavoro non mi manca”.