Zeus - xx/xx n. - RITRATTO DI DONNA CON VELO Stampa
Valutazione attuale: / 0
ScarsoOttimo 
Sabato 15 Maggio 2010 15:31

STORIE MIGRANTI - Rubrica sull’Integrazione a cura della Scuola di Italiano per stranieri “Effathà” del Centro di Formazione Giovanile Madonna di Loreto

Questo mese presso la scuola di italiano abbiamo intervistato Bouchra El Wali, una donna marocchina di trentatre anni che vive in Italia dal 2001 e ad Acilia dal 2003. Bouchra abita in via dei Basaldella, nella scuola materna occupata attorno a cui sono sorte tante polemiche ed a cui ancora non si è trovata una soluzione.

“Al momento siamo un gruppo di famiglie – spiega Bouchra - e alcuni singoli a vivere lì. Al municipio ci avevano parlato della possibilità di accedere ad altri alloggi, sono venuti anche i vigili a fare il censimento nel 2006 ma poi purtroppo non si è saputo più nulla...”.

Bouchra è  sposata ed ha due figli di sei e sette anni, Salah Iddin e Alì, suo marito ha la licenza per vendere libri come ambulante in alcuni mercatini di Roma e dintorni. “Sono arrivata in Italia nove anni fa – racconta - per seguire mio marito. Lui era qui per gestire delle importazioni verso il Marocco dove aveva un’attività avviata, ma a causa di alcuni problemi l’ha dovuta chiudere ed ha deciso di rimanere a Roma a cercare un nuovo lavoro. Il primo anno io ho lavorato come domestica e usufruito della sanatoria ottenendo il permesso di soggiorno. Ho lavorato anche come insegnante di arabo ma ora non lavoro ed abbiamo due figli piccoli da mantenere”.

Dal 2007 Bouchra frequenta la scuola di italiano Effathà dove ha portato un sorriso luminoso ed una presenza preziosa che offre tra l’altro lo spunto per far confrontare persone di culture e religioni differenti su un tema molto attuale, quello del velo, o meglio detto in arabo hijab, che lei indossa con eleganza. Nello spiegare cosa significa per lei indossare il velo ci da anche un punto di vista particolare sulla nostra società:

“Intanto c’è da sfatare il mito che tutte le donne musulmane indossano il velo. Non è vero, in Marocco c’è libertà di scelta ed è normale vedere ragazze in minigonna. Il velo è una decisione personale che valorizza l’essere donna. Quando scegli di indossarlo infatti è per rispetto verso te stessa, verso Dio e verso la relazione che hai con tuo marito. La donna con il velo vuole essere rispettata dagli altri uomini a cui non mostra nulla del suo corpo se non quello che vuole lei, le mani ed il viso. Non vuole essere presa in considerazione solo per le sue forme ma per il suo modo di essere. La donna si sveste davanti ad un solo uomo, il suo sposo, così facendo da un valore diverso anche alla sua relazione coniugale. A me non scandalizza vedere ragazze in minigonna, quello che mi imbarazza è l’atteggiamento provocante ed il modo in cui nella società occidentale tutto sia incentrato sul sesso femminile, anche per vendere un telefono. Da noi questo non succede. Mi chiedo invece come si possa valorizzare una donna spogliandola e mettendola sui calendari, sulle riviste e nelle trasmissioni che guardano tutti. E’ curioso per me pensare cosa può provare il marito della modella famosa quando la vede nuda, sapendo che tutti gli altri uomini l’hanno già vista in quel modo... è come se non ci fosse più nulla da scoprire, nulla da donare... Sento che qui si valorizzano le donne con le gambe lunghe e che sanno ballare, che si rifanno il seno e le labbra: penso che una donna del genere non sia libera, ma un pupazzo che si muove come piace all’uomo. Da noi l’uomo non può ne alzare le mani ne dire parolacce a sua moglie. Diciamo che le parolacce tolgono luminosità al viso. Per tale motivo vorrei che i miei figli crescessero e si educassero in Marocco, mi fa paura vedere tanti bambini viziati, cresciuti davanti alla TV e che si rivolgono male ai genitori.

Inoltre sento che in Italia sta crescendo il razzismo verso gli stranieri, la cosa mi preoccupa soprattutto per i bambini che sono così sensibili. Per questo apprezzo le iniziative volte all’integrazione come la festa dell’Arcobaleno, che la nostra scuola vuole riproporre a metà maggio. Se rimaniamo qui mi piacerebbe fare la mediatrice culturale, sento che ce ne è molto bisogno, e proprio in questo mese parteciperò ad un laboratorio sull’intercultura promosso dal C.I.A.O. (Centro per l’Integrazione l’Accoglienza e l’Orientamento) presso una scuola superiore del municipio”.

Per informazioni

Scuola di Italiano Effathà

3279931602

Il tuo browser potrebbe non supportare la visualizzazione di  questa immagine.