Don Fabrizio intervistato da Radio Vaticana Stampa

Don Fabrizio Centofanti, responsabile del Centro giovanile, è stato intervistato da Radio Vaticana.
Con l'occasione, ha reso una bella testimonianza a don Mario - nostro fondatore - ed a questa realtà che stiamo portando avanti, con amore, in sua memoria.

Troverete il file audio qui

 

Il 27 giugno, su Romasette (inserto di Avvenire), uscirà un articolo in omaggio a don Mario e don Fabrizio. Non lo perdete!

Anche il mensile ZEUS (numero di giugno) dedica loro uno spazio.

A seguire il testo di un'intervista che don Fabrizio ha rilasciato a Titti...andate a curiosare!

 

 


UN POETA DI CRISTO ALLA PERIFERIA DI ROMA

Intervista a don Fabrizio Centofanti (sacerdote diocesano a Roma dal 1996) di ritorno dal Festival Biblico, dove ha tenuto una lectio divina sul tema della trasfigurazione, e reduce dalla presentazione del suo ultimo libro “Pret(re) a porter – La vita in cinque righe” (Effatà Editrice)


D: “Fabrizio Centofanti è uno scrittore cristiano, o meglio, è un cristiano scrittore”, scrive nella prefazione il Premio Strega Tiziano Scarpa. Ci parli del suo ultimo libro e della scelta di un titolo così particolare: Pret(re) à porter.


R: Ho scelto un gioco di parole, un prete da portare con sé, per dedicare questi miei brevi diari quotidiani a don Mario Torregrossa, un sacerdote che ha lasciato una traccia importante nella mia vita e in quella di molti giovani, per i quali ha fondato a Roma il Centro di formazione giovanile Madonna di Loreto – Casa della Pace, basato sui valori umani e su fede, speranza e carità. E’ un omaggio che faccio a lui ed alla vita in tutte le sue manifestazioni.


D: Le pagine di diario sono suddivise in cinque categorie: alterità, continuità, mondanità, novità e precarietà. Perché?


R: Perché ho voluto esprimere le varie possibilità che la vita ci dà, con il suo essere sempre precaria, ma al contempo aperta all’alterità, continuativa nel bene e disponibile alla novità del bene stesso. Sono frammenti di disperazione e di speranza, che spaziano dal bilancio esistenziale all’evento epocale, dalla memoria dell’infanzia al fatto di cronaca. In essi la vita dello spirito si intreccia con fatti di vita quotidiana, corrispondendo all’invito del Papa ad essere testimoni digitali, presenti nel web con stimoli per la riflessione.


D: Ci racconta come è nata la sua vocazione religiosa e letteraria?


R: Sono laureato in Lettere moderne ed ero indirizzato all’insegnamento universitario, dopo aver pubblicato un volume su Italo Calvino e uno su Rebora. L’incontro con don Mario Torregrossa mi ha portato a maturare la vocazione sacerdotale (oltre me, altri sei giovani del Centro giovanile sono stati ordinati sacerdoti), ma anche a proseguire sulla via della cultura. Come è stato confermato nella VI edizione del Festival Biblico, oggi c’è bisogno di un’implicazione continua tra teologia, letteratura e vita, altrimenti si rischia di rimanere in cieli troppo rarefatti. Per questo mi dedico molto all’approfondimento della Sacra Scrittura nei suoi testi originali e alla lectio divina.


D: Ha qualche anticipazione da darci sulle sue prossime fatiche letterarie?


R: Ho appena terminato di scrivere un romanzo, alla Kundera, con capitoli brevi che agevolano la lettura. Ripercorre la storia di don Mario, perché il suo insegnamento non si perda. A tale proposito, entro l’anno, l’editrice Marcianum Press di Venezia ne pubblicherà le catechesi. Mi sto anche dedicando all’analisi dei quadri di Caravaggio, ultimamente in mostra alle Scuderie del Quirinale, per compiere una sorta di integrazione tra diverse forme espressive. Chissà che anche questo non diventi un libro pret à porter.

 

L'intervista è stata pubblicata anche su http://infernetto.blogspot.com/