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DA' FUOCO AL PARROCO IN CHIESA

Repubblica — 25 novembre 1996   pagina 17   sezione: CRONACA

ROMA - Sul pavimento della chiesa, accanto all' inginocchiatoio, sono rimasti i segni del rogo. Le fiamme hanno mangiato la base del piccolo altare, due tappeti sono andati distrutti. Don Mario Torregrossa, 52 anni, parroco della chiesa di San Carlo da Sezze, ad Acilia, vicino Ostia, è bruciato lì ieri mattina alle 7,30. Un uomo col volto coperto da una sciarpa gli ha rovesciato addosso una tanica piena di benzina e poi con un cerino ha appiccato il fuoco. Il sacerdote è ricoverato adesso all' ospedale Sant' Eugenio con ustioni di secondo e terzo grado al viso, al collo, alle braccia e alle gambe. E' grave, dicono i medici, perché don Mario soffre pure di diabete e qualche anno fa ha avuto un ictus. Ieri mattina, però, con le fiamme sul corpo che divampavano, ha avuto la prontezza di sfilarsi il giubbetto e di soffocare il fuoco in pochi secondi. Poi ha raggiunto la canonica, ha citofonato al viceparroco don Fabrizio Centofanti e gli ha detto: "Andiamo all' ospedale, ma porta con te le chiavi della chiesa". A quell' ora l' edificio era vuoto, la prima messa a San Carlo si celebra alle 8,30. Il sacerdote era solo e l' uomo che ha compiuto l' attentato doveva saperlo. Un barbone, un pazzo, un drogato? Gli inquirenti non escludono nessuna pista, compresa quella di una vendetta degli spacciatori che don Mario combatte da anni: il piazzale della chiesa fino a poco tempo fa di notte era il luogo preferito dai pusher per lo smercio della droga e il sacerdote, allora, per tenerli lontani vi fece arrivare i pali della luce. San Carlo da Sezze, 20 mila anime e tre preti, è una parrocchia in trincea nella fascia sud della capitale, dove i problemi si ammucchiano, tra droga, prostituzione, usura, bidonville che nascono vicino alle case. I sacerdoti si trovano davanti a mille richieste: non tutte possono esaudirle. Il 5 per cento delle offerte dei fedeli viene destinato ai bisognosi, ogni lunedì poi davanti alla chiesa una folla di emarginati si mette in fila per ritirare 150 pacchi viveri. L' attentatore è fuggito via senza dire una parola, la sciarpa sul viso fa pensare al timore di essere riconosciuto. I carabinieri della compagnia di Ostia, agli ordini del capitano Francesco Ferace, sono riusciti a rintracciare fino a ieri sera solo un paio di clochard accampati da quelle parti che hanno visto qualcuno, forse un giovane, con una giacca di renna e un paio di jeans, allontanarsi in fretta. Uno dei due, in un primo tempo era stato perfino sospettato di aver compiuto lui quel gesto insano: è conosciuto, infatti, per la mania che ha di accendere o spegnere le candele in chiesa. Ha il vizio del fuoco, insomma. Ma poi la sua situazione si è chiarita. Ieri pomeriggio davanti alla porta del centro Grandi Ustionati del Sant' Eugenio, al decimo piano, si è radunata la folla dei parrocchiani affranti. C' erano pure il fratello gemello, le due sorelle del sacerdote e i ragazzi partiti per la gita a Tuscania dove don Mario li avrebbe dovuti raggiungere per passare la domenica insieme. Il prete sul suo lettino, col viso ricoperto di bende, è tuttavia lucido, cosciente. Ha parlato a lungo con il viceparroco don Fabrizio, trovando perfino la forza di rassicurarlo: "Me la son vista brutta". Il cardinale vicario di Roma, Camillo Ruini,gli ha inviato un messaggio di solidarietà. - di FABRIZIO CACCIA